VERSO LA DEMOCRAZIA PARTECIPATA
Su cosa si basa la strategia pianificatrice di questi uomini? Sul nulla, perchè denaro, potere e gloria, conquistati senza freni inibitori, non sono quotati in borsa, non hanno futuro preventivabile, basterebbe un collega, un concorrente, un amico di poco superiore in capacità e sfrontatezza e quanto conquistato...puff...sparisce, così come arrivato.... velocemente. Succede perchè in questo gioco perverso, non è l'uomo (superiore o sottoposto che sia) a decidere il futuro, ma la triade, essa detta le “regole” (chiamiamole così, ma tra virgolette), che stima il potere e che ti impone il futuro, e se non accetti di rivenderti ad un nuovo gioco al rialzo della viltà, esci dal gioco.
Ma perchè si è arrivati a questa povertà intelletuale dell' essere umano? La globalizzazione, l' omologazione e la uniformizzazione hanno cancellato dei contesti sociali storici, togliendo dalla morale dell'essere umano tratti di storia, tradizione e valori; spogliato da queste vesti morali l' uomo si è ritrovato schiavo e seguace (per obbligo e convenienza) della triade. Tutto questo perchè l' uomo cerca il potere, la gloria ed il denaro facili, ma oggi, in un contesto in cui il denaro latita a tutte le altitudini, la triade non può più offrire un posto garantito a tutti; la classe politica che ci ha fin qui condotti e la casta (stracolma di adepti alla triade) che li ha appoggiati sin qui ci lasciano in eredità sfascio e povertà. A questo punto tiro in ballo delle parole, che ho scaricato mesi or sono, alle quali non so dare paternità, che parlano delle carestie che colpirono l’Europa nel XVIII secolo: “ In periodi così dolorosi si è sentito ripetere mille volte che ciò che mancava non era il grano né gli alimenti, ma il denaro. Difatti vasti granai restavano spesso pieni fino al raccolto successivo; le scorte, se ripartite proporzionalmente fra tutti gli individui, sarebbero quasi sempre bastate a nutrire la popolazione. Ma i poveri, non avendo denaro da dare in cambio, non erano in grado di acquistarlo. Essi non potevano ricevere denaro in cambio del loro lavoro o non potevano ricevere abbastanza per vivere. Mancava il denaro mentre la ricchezza naturale sovrabbondava”.
Il genere umano ormai si è venduto alla triade, rinunciando ai valori e alla morale, per una rapida carriera ed il dominio sull' altro, ma la triade, come il diavolo, quando muore chi ha stretto un patto con lui, ha presentato il conto, e i poteri economici e mediatici, che l' hanno indottrinato negli ultimi decenni, oggi lo lasciano nudo e povero sulla strada, privo in più di quei fondamenti, che erano la base della Civiltà Umana, che lo avrebbero potuto aiutare a risorgere.
Uomo, omologato ed assoggettato alla triade svegliati ora, prima che il nulla; sponsorizzato dal “Grande Fratello” ti anestetizzi del tutto.
Giorgio Bargna.
Pubblico l'ultimo mio testo presente, da qualche giorno, sul sito del Partito d'Azione Civica. Nei post a venire, diviso in diverse parti, proporrò un mio "inno" alla "Democrazia Partecipata". Buona lettura, Giorgio.
La nostra storia
Per anni nel nostro paese si è riusciti a lavorare con profitto e possibilità di migliorare ulteriormente, poi una classe politica (da definire perlomeno inetta) ha trasformato quello che viene definito "liberismo globalizzatore" in una sciagura. Sindacati compiacenti e classe politica tramite contratti di lavoro sciagurati (a termine, a favore solo delle imprese, privi di coperture sanitarie e pensionistiche, a favore solo dello "stato") hanno buttato alle ortiche anni di progresso realizzati dalle generazioni precedenti, nel campo del lavoro e del benessere sociale.
Qualcuno tra gli italiani, coloro che ancora non avevano capito che dx e sx erano facce della stessa medaglia, con l'avvento di Prodi nel 2006, pensò che fosse finita l'era del liberismo senza valori morali. Ma il centro-sinistra non si dimostrò per nulla diverso dalla "bieca" destra, anzi continuò la strada intrappesa da questa e affinò al meglio l'uso degli studi di settore (nati, invero, anni prima) in modo da poter taglieggiare al massimo i lavoratori autonomi ( e di conseguenza i loro dipendenti, il tutto con relative famiglie).
Con buona pace della Costituzione oggi le tasse vengono pagate su quanto stabilito da terzi e non sul reddito denunciato da produttore e consumatore. I veri evasori invece? Mai colpiti, avvantaggiati dalla "sciagurata" gestione dell'euro e liberi di praticare a loro piacimento economia e commercio, avvantaggiati da leggi predisposte.
Chi ha preceduto Prodi però, nei cinque anni avuti a disposizione, l'unica cosa che ha fatto con perfezione è stato il decreto (passato in esecuzione poi a Prodi) "salvaladri", che ha concesso di togliersi molti pensieri dalla testa a chi aveva pendenze con la giustizia. Il Polo delle Libertà ha,inoltre, ucciso ogni speranza di prosperità alla nostra nazione gestendo sciaguratamente la transizione dalla Lira all'Euro; nel solo periodo 2002-2003 il costo della vita è raddoppiato, 1000 lire= 1 euro, questo quando nel resto d'Europa si è intravvisto al massimo un assestamento di pochi centesimi.
Che speranza abbiamo per il futuro?
Alle nostre spalle il ricordo di una classe politica che in modo unito ha favorito, sia in recessione che in periodi di vacche grasse, l'industria, colpendo sempre invece con tasse e balzelli tutti gli altri; davanti a noi abbiamo una destra liber-berlusconista pronta ad aiutare amici di categoria e una sinistra che vive ancora di una cultura ottocentesca, che ha vissuto sino a ieri dell'antagonismo tra lavoratori autonomi e dipendenti, e che oggi scimmiotta il programma degli avversari.
Prego ogni sera che gli italiani capiscano che il sistema elettorale attuale non consente la libera scelta dei candidati, espressi dalle segreterie di partito, rendendosi così conto che non si può più parteggiare per partito preso, ma solo parteggiare per se stessi.
E' necessario dunque che ogni cittadino prenda atto che deve diventare protagonista delle scelte, partecipando in maniera diretta a quanto lo riguarda. E' giunta ormai l'ora in cui una nuova forma di governare doni la possibilità di una partecipazione continua dei cittadini nelle scelte fondamentali. Attraverso la Democrazia Partecipata (e Diretta), ogni cittadino DEVE contribuire nel governare il proprio paese, il proprio territorio. Al tempo della Rivoluzione Francese nacque un nuovo modo di intendere la democrazia, quello in cui i "Borghesi", i ricchi senza titoli nobiliari, potevano condizionare la politica delle scelte. Oggi è giunta l'ora di di cambiare, che non siano solo alcuni a gestire, tutti devono oggi poter condividere e discutere, oltre che mettere in pratica, come governare la società! Tutto ciò è riconoscibile in una sola definizione: DEMOCRAZIA PARTECIPATA.
Giorgio Bargna.
Non c'è democrazia senza partito
Innanzi tutto non crediamo possibile che il ruolo del politico possa venire surclassato dalla pura e semplice partecipazione collettiva. Ritenere di gestire le società, rinnovarle e replicarle, alienando la necessità di un ruolo di comando e il conflitto politico, è sottovalutare la realtà dei fatti.La partecipazione diretta è necessaria, insostituibile ed importante nelle prime fasi del nostro cambiamento, altrettanto anche in quelle successive alla nuova "situazione nascente", ma ogni movimento che spinge dal basso, se ha intenzione di sopravvivere e lasciare il proprio “marchio di fabbrica”, ha la necessità di strutturarsi in “soggetto fisico” di rappresentanza: una nuova e moderna forma di partito, come la nostra, nascente dal basso, all' ascolto perenne del cittadino, ma pronta anche a fornire “servizio” in una forma di democrazia rappresentativa. Non riuscire a strutturare il movimento che nasce dal basso in partito, significherà lasciare questa spinta popolare nelle mani del potere politico dominante che, fingendo di assecondarla, alla fine la reprimerà. L'ingresso nell' arena politica rappresentativa di un soggetto “partitico-popolare”, contrarrà, civicamente, la possibile nascita di una deriva plebiscitaria, rischio di una democrazia diretta che prende troppo il sopravvento, e difenderà le istanze dei cittadini dalla reazione oligarchica.
Come colpire il nemico
Come movimento nascente dal basso ci viene spontaneo designare come nemico la classe politica, la ormai tragicamente famosa "casta”; ma quando poi dobbiamo cercare di gestire la rinascita, sottoforma di azione democratica, essere populisti risulta poco produttivo nel mondo della politica reale, li per gestire il potere nato dall' auspicata democrazia diretta, si deve necessariamente scendere a “compromesso” con un minimo di rappresentatività. Di contro il rischio è che la classe politica, sentendosi attaccata, reagisca subito, “remando contro”, utilizzando forme di risposta solo all' apparenza democratiche. Pertanto il “localismo” deve fare un salto di qualità, se vuole contare politicamente; dal momento che un’unità politica, può tanto più garantire risultati economici e sociali, quanto più il suo potere è coerentemente organizzato. Insomma, le esperienze collettive dal basso, se tardano a verticalizzarsi, a lanciarsi verso l'alto, sono destinate a soccombere di fronte a entità politiche, direi, “verticalmente dinamicizzate”. Al nostro partito non potranno mancare la snellezza organizzativa e una linearità di comando che sia rapida e funzionale; le decisioni vanno prese velocemente, quando non vi è il tempo di una discussione “orrizzontale”. Una forza politica che pratica in minoranza non ha scampo, come una Circe deve ipnotizzare, edulcorare e sfrontatamente aprire in due il cuore dell nemico, appena la situazione lo consente, per poi avventarcisisi sopra senza pietà, il tutto, ovviamente, in piena formula democratica.
Un rischio da evitare
Questa protesta che sta nascendo “dal basso” deve sforzarsi di crescere, conquistare il potere politico, ogni cittadino deve sforzarsi, essere un politico, capire l'importanza di trasformare la sua protesta in partito, partito nel vero senso della parola, quel partito che in queste pagine abbiamo già illustrato ampliamente. Un partito diverso, responsabile, democratico e partecipativo si, ma anche rappresentativo, perchè tutti non possiamo parlare insieme ogni volta, ma coloro di cui ci fidiamo, a volte, possono perorare la nostra causa, la nostra decisione.
Non vi è altra possibilità, un movimento popolare solo, senza rappresentanza politica, rischia di essere alienato, l' importante è non farsi rappresentare, ancora una volta, dalla casta.
Giorgio Bargna.
L’ALTRO MONDO
di A.de Benoist (da “Eléments” 111, traduzione a cura di Simone Belfiori)
“Nessun mondo” scrive Philippe Muray, “è mai stato più detestabile di quello attuale”. Ma qual è dunque questo mondo? Dopo l’affondamento del sistema sovietico, si è passati da un mondo diviso in due blocchi a un mondo dominato da una sola potenza, che tenta di imporre la sua legge al pianeta intero. Virtualmente, questo mondo non sarebbe altro che un villaggio globale, dove il progresso economico, dal quale si suppone tutti possano trarre giovamento, accrescerebbe l'ineluttabile evoluzione verso un modello politico, la democrazia liberale rappresentativa, della quale gli Stati Uniti d’America costituirebbero il modello più completo. Alla fine, il mondo diverrebbe un vasto mercato popolato da semplici consumatori,sottomessi di volta in volta all'ordine marciante. Il capitalismo si è deterritorializzato. I raggruppamenti industriali infine hanno dato luogo alla formazione di società transnazionali, i cui bilanci superano di gran lunga quelli dei singoli paesi. Allo stesso tempo, le nazioni sono state invitate ad abolire le loro barriere doganali, ad aprire le loro frontiere alle persone ed ai capitali, a favorire con ogni mezzo la " libera circolazione " dei prodotti e dei beni. Questo è il senso primario di una globalizzazione che supporta la volatilità dei mercati, le delocalizzazioni, la ricerca permanente di una maggiore produttività, la reificazione generalizzata dei rapporti sociali. Questo sistema è fondato sulla trasformazione di tutte le attività viventi in mercantili. Il mercato non vale se non attraverso il denaro. Il denaro è l'equivalente generale che cela la natura reale degli scambi ai quali è preposto. Nel mondo del mercato, la legge suprema è la logica del profitto, legittimato da un’antropologia che fa dell’individuo un essere avente il cui obiettivo permanente è la massimizzazione del proprio interesse. La sottomissione progressiva di tutti gli aspetti della vita umana alle esigenze di questa logica destruttura il legame sociale. Essa genera una società puramente commerciale dove, come ha già affermato Pierre Leroux, gli “uomini non associati non sono soltanto estranei tra loro, ma necessariamente rivali e nemici”. Gli altri uomini dunque non sono percepiti se non attraverso il loro potere d'acquisto e la loro capacità di generare profitto, attraverso la loro attitudine a produrre a lavorare e consumare. I media uniformano i desideri e le pulsioni, al prezzo di una radicale desimbolizzazione degli immaginari, produttori di una falsa coscienza, di una coscienza alienata. È esattamente questo il mondo in cui viviamo. Un mondo senza esteriori, che ha abolito le distanze e il tempo, dove il capitalismo finanziario non è connesso all'economia reale (la maggioranza degli scambi di capitale non corrispondono più agli scambi di prodotti), dove l'economia reale si sviluppa senza considerazione dei limiti, dove le passioni si riducono agli interessi, dove il valore è ribassato sul prezzo, dove i bambini stessi divengono dei beni (e degli utili) di consumo durevole, dove la politica è ridotta alla porzione congrua, dove i detentori di potere non sono più eletti e dove coloro che sono eletti sono impotenti. Un simile mondo non minaccia soltanto la vita interiore, le identità collettive, la diversità dei viventi. Esso minaccia l'umanità propria dell’uomo. Per contrapporsi alla miseria affettiva ed agli stress materiali che ne risultano, la Forma-Capitale usa strategie differenti. Da un lato, crea senza interruzione nuovi bisogni, moltiplica le distrazioni e i divertimenti, propaga l'idea che non esista felicità se non in un consumo il cui orizzonte è continuamente riposto più lontano. Dall’altro lato, il suo pretesto di lottare contro il “populismo”, il “comunitarismo”, il “terrorismo”, rafforza le procedure di controllo e di sorveglianza. Si restringono le libertà con il pretesto della sicurezza. Si instaura la “democrazia delle bocche cucite”, per dirla con Paul Thibaud. Per smorzare la portata dei movimenti sociali, per distogliere la gente dal porsi domande, per disarmare le nuove “classi pericolose” e rendere inoperante la loro velleità di rivolta, crea nemici onnipresenti, demonizzabili a piacimento, strumentalizza i conflitti culturali e gli urti tra comunità. Come sempre, si divide percomandare. L'obiettivo è quello di instaurare tutto ciò che crea caos per continuare a regnare senza alcuna minaccia. (....)
Il mattino si è discussa democraticamente, il tutto è durato più di tre ore, la Carta dei Principi (appena avrò il file la pubblicherò), alla quale, con partecipazione accorata di tutti, si sono apportate parecchie modifiche dovute ad un necessario aggiornamento.
Nel pomeriggio si sono tenuti gli interventi di tipo politico, tra essi spicca quello di Claudio Bizzozero (leader indiscusso). Claudio, tra le altre cose, ritenendo che ormai non ci si possa più fermare alla sola politica cittadina, ha invitato il movimento a federarsi con il nascente “Partito d'Azione Civica”, visto che comunque questo nuovo partito nasce proprio dall'esperienza di “Lavori...” e si richiama agli stessi principi , oltre che annoverare tra i fondatori molti iscritti della Coalizione Civica canturina (anche di questo intervento appena possibile vi posterò).
Tra due domeniche si terrà la seconda sessione, che prevede tra l'altro: la discussione sullo statuto, il voto sugli interventi (quelli che il voto stesso richiedono) e la elezione della Segreteria e delle altre cariche sociali.
Vi allego nel frattempo il mio intervento.
Buona lettura, Giorgio.
“La politica dell’ascolto che parte dal basso e raccoglie le istanze delle persone, contrapposta a chi, dall’alto si accorda e, dall'alto decide.”
Questa frase è l'essenza dell'essere di “Lavori in Corso”,quanto descritto in questa frase è ciò che ci differenzia,e sempre ci differenzierà da ogni altra fazione politica.
Effettivamente il risultato raggiunto durante le ultime consultazioni amministrative oggi ci obbliga a fare sul (e consentitemi il termine) serio.
Abbiamo oggi l'obbligo di una linea programmatica stabilita in un luogo deputato a farlo con ufficialità, l'obbligo di stabilire come attuare questa linea e l'obbligo di stabilire anche dei responsabili, possibilmente,per ogni settore.
Io ho avuto la fortuna, preparando questo congresso, di partecipare ai lavori di due commissioni (chiamo così anche la seconda): quella che si è occupata della revisione dello statuto e quella (ne ho un cruccio, non è stata una commissione, ma un lavoro personale) che si è occupata della Partecipazione Popolare.
Le due strade si sono incrociate nell'attimo in cui io e Fabio abbiamo deciso di istituzionalizzare le liste di quartiere, introducendole ufficialmente nel preambolo allo statuto.
Ma in questo intervento soffermiamoci alla sola Partecipazione Popolare, a decidere se farne un reale punto di forza, a decidere su quale forma deve plasmarsi e non in ultimo se cercare di portarla in essere da soli, o cercare contributo anche da altre forze politiche locali.
Perchè parlare di Partecipazione Popolare?
Perchè se io adesso affermassi “Alzi la mano chi non si dichiara democratico”, avessi davanti mille persone, credo che potrei vedere una platea di mani incrociate. Spesso, però, dietro alle singole parole esiste un significato che scompare, con l'uso quotidiano e non ragionato dei termini. Basterebbe un dizionario per comprendere una cosa molto importante: noi non viviamo e non stiamo appoggiando una vera democrazia. In un momento nel quale si cerca di esportare la democrazia, come fosse un prodotto commerciale, addirittura, in alcuni casi, con l'uso della forza militare, si è totalmente perso il suo significato.
Fatto salvo qualche caso sporadico, il cittadino viene coinvolto solo per le elezioni, momento in cui i candidati cercano consensi nelle maniere più insensate possibili. Promettendo progetti irrealizzabili, facendo bassa demagogia, dicendo frasi brevi e senza senso, che vengano trasportate da bocca in bocca, come un assurdo gioco del telefono, per raccogliere voti.Un cittadino interessato alla vita politica vale un voto, una piazza è un grosso insieme di voti, un programma televisivo rappresenta un potenziale potentissimo di firme.
Ma si può considerare una croce su un foglio, basata su considerazioni da slogan, una partecipazione politica? I cittadini partecipano alla vita politica? Se chiedete ad una persona qualsiasi, presa a caso, se è un politico, risponderà affermativamente?
Se la risposta a questa serie di domande è sempre no, e siete convinti di quello che state pensando, allora allo stesso tempo state anche affermando che in questo momento non viviamo una vera e propria democrazia, quindi, sarà bene sistemarla, rattopparla e darle un senso.
Perchè dare un senso alla democrazia e conseguentemente alla politica?
Perchè la democrazia e la politica sono l'arte della decisione, del bene comune, e per esserlo devono nutrirsi necessariamente del pluralismo degli attori presenti nell'arena e dei loro punti di vista. La democrazia nella nostra ottica non può essere che un campo d'azione dove la reciprocità è legge, prassi, dove non esiste il contrasto tra pubblico e privato, non esiste uno scontro tra varie categorie di attori, ma esiste un “luogo” dove uomini e organizzazioni (istituzioni,associazioni culturali e religiose,sindacati, rappresentanti di varie categorie, etc. etc.) appaiono gli uni alle altre sullo stesso livello agendo e decidendo in comune. Questa democrazia è dunque il luogo del faccia a faccia. Li si regolano le questioni comuni, si trovano le soluzioni, si evitano gli scontri frontali.
Chiudiamo ora però con la filosofia e parliamo dunque di questo possibile punto di forza e vediamo se è il caso di condividerlo con altri.
Credo, personalmente, che dovremo qui votare su quale strada scegliere, innanzitutto; poi col tempo la potremo perfezionare, e poi decidere, con calma, se è meglio percorre la strada da soli o cercare compagnia.
Io vedo tre possibili alternative,significativamente diverse tra loro,vediamole e specifichiamole dove serve:
1)Quanto lo statuto comunale già ci offre.
L'art.3 del Titolo I recita così: Il Comune promuove, facilita e garantisce la partecipazione alla vita pubblica locale dei cittadini italiani, dell’Unione Europea e stranieri regolarmente soggiornanti, anche su base di quartiere o di frazione, alla realizzazione della politica comunale nei modi previsti dallo statuto e dai regolamenti.
Ma sinceramente abbiamo,credo e correggetemi se sbaglio,visto ben poco di questo sinora.
Poi in linea di massima dice pure:
“Il comune promuove e tutela la partecipazione dei cittadini, singoli o associati, all’amministrazione dell’ente al fine di assicurare il buon andamento, l’imparzialità e la
trasparenza.”
“La partecipazione popolare si esprime attraverso l’incentivazione delle forme associative e di volontariato e il diritto dei singoli cittadini a intervenire nel procedimento amministrativo.”
“Il consiglio comunale predispone e approva un regolamento nel quale vengono definite le modalità con cui i cittadini possono far valere i diritti e le prerogative previste dal presente capo.”
Tutto,credo,disatteso;anzi la nostra amministrazione ha ribaltato anche i risultati di un referendum.
Io di conseguenza dubito che potremo seguire una linea che ci porti alla realizzazione effettiva della Partecipazione Popolare basandoci su articoli dove l'amministrazione ha un potere decisionale quasi esclusivo.
2)Quali spunti ci offre la legislazione
Il nuovo art.118 della costituzione,superando le specificazioni effettuate dall'ordinamento del 1990 ha stabilito che i comuni,le province e le città metropolitane sono titolari di funzioni amministrative proprie e di quelle conferite con legge statale o regionale,secondo le rispettive competenze.Stato,regioni,città metropolitane,province e comuni favoriscono l'autonoma iniziativa dei cittadini per lo svolgimento di attività di interesse generale,sulla base del principio di sussidiarietà.
Ispirandoci a questa specifica noi oggi potremmo, ed il ruolo di forza di minoranza ci tutela in questo, impegnarci nell'organizzare qualcosa che si avvicini alla Partecipazione Popolare, ma comunque non di istituzionalizzato.
Mi spiego, potremmo organizzare Comitati di Quartiere che si riuniscono in Assemblee di Quartiere per discutere dei problemi del Territorio (che magari l'amministrazione sfugge), per poi organizzare tramite esse istanze, petizioni e quant'altro.
Dubito però che anche questa strada, che rischia di diventare un muro contro muro, porti a raccogliere risultati fruttuosi.
3)Un progetto da condividere
Per parlare seriamente di Partecipazione Popolare all'interno di un ambito comunale ed oltre occorre, a mio vedere, che quante più forze politiche presenti sul territorio siano interessate.
Per arrivare a questo occorre preparare almeno una bozza di progetto su cui discutere (io vi ho allegato una mia, dalla quale (non necessariamente) magari prendere spunto e cominciare a sondare se, tra le forze presenti, vi sia interesse altrui. Raggiungendo una certa unione di intenti si può provare ad inserire nello Statuto Comunale la vera Partecipazione Popolare.
Si potrebbe, una volta sviluppato un serio progetto, presentarlo in Consiglio Comunale e tentare di forzare la mano. Questa strada non credo sia ricca di fruttuosi risultati, ma ci consentirebbe di mettere con le spalle al muro l'attuale maggioranza, soprattutto chi tra loro dichiara di essere vicino ai cittadini; ci consentirebbe anche di valutare quelle che sono le reali intenzioni del resto dell' opposizione (la sinistra tanto per essere chiari): centralisti (come io credo) o dalla parte del cittadino.
4)Prepariamoci, in attesa di essere forza di governo
Abbiamo anche la via alternativa dell' attesa, dell'attesa di essere forza di governo. Sfruttare quindi gli anni che mancano alle prossime elezioni amministrative per approntare quello che ci manca: un serio progetto di Partecipazione Popolare. Dico serio perchè, sinceramente, ad ora, all'interno del nostro movimento un progetto su questo argomento io non lo ho ancora trovato!Poco più di un anno fà Sabrina Russo, all' uscita da una Messa domenicale, mi offriva un depliant informativo di “Vighizzolo Insieme”, all' istante aveva fatto la fine di ogni materiale informativo che ricevo (la tasca del giaccone) , poi dopo un paio di giorni me lo sono letto, e parlava di democrazia partecipata. Questa è stata la molla che è scattata e che mi ha portato verso “Lavori in Corso”, maaa...sinceramente...fin dalle prime riunioni sono rimasto un pò sconcertato: si parlava dei “Gruppi di Lavoro” alle riunioni generali (ed erano parecchi i gruppi), ma di un gruppo che si occupasse di questo tema ho notato subito la mancanza, e anche quando mi sono messo di mia iniziativa a svilupparne uno (malgrado l' abbia pubblicizzato) nessuno si è unito. Oggi, dopo un anno, devo essere sincero, noto ancora un certo disinteresse verso l'argomento, tanto che la commissione auspicata che doveva occuparsi di questo argomento non ha mai visto nemmeno i germogli.
In conclusione
Alla fine di questo intervento non mi rimane che esplicitare quanto da me auspicato:
decidere con voto, se accontentarci di quanto le istituzioni ci offrono in tema di Partecipazione Popolare o se prendere la via di un nostro progetto, serio ed articolato
decidere, con un secondo voto, se tenere il tutto per noi o coinvolgere le altre forze presenti nel Consiglio Comunale
Sarò sincero, nella votazione che riguarda il secondo punto,qualsiasi esito mi soddisferà; ma per quanto riguarda la prima votazione no! Il ritrovarmi in un movimento che rifiuta di progettare con serietà la Partecipazione Popolare dei Cittadini alle scelte istituzionali, sia votando no al primo quesito, sia non partecipando in massa allo sviluppo di questo progetto, mi porterà ad allontanarmi dal movimento stesso, causa l' inesistenza del motivo che ad esso mi ha fatto avvicinare. Scusate il tono polemico ma, senza il tanto ventilato “Federalismo Municipale”, la nostra Coalizione risulta un movimento eguale agli altri e quindi, secondo me, inutile. Ed ancor di più inutile risulterebbe, consentitemi questa variazione di tema, oggi, visto che nei prossimi giorni si costituirà ufficialmente il Partito d'Azione Civica, movimento che nasce anche sotto la spinta di un' ala numericamente consistente del nostro movimento, quell'ala che si riconosce con forza nella Democrazia Diretta e Partecipata. Ma di questo ne ha già parlato dettagliatamente Claudio.
Grazie per avermi ascoltato con pazienza.
Giorgio Bargna.
Alcune specifiche,tratte da Wikypedia,sul dialetto lombardo-occidentale,lingua parlata sul Territorio Insubre.
Il dialetto lombardo occidentale o insubre è un dialetto gallo-italico della lingua lombarda la quale è riconosciuta come "lingua minoritaria" europea dal 1981 (Rapporto 4745 del Consiglio d'Europa) e inoltre censita dall'UNESCO (Red book on endangered languages) tra quelle meritevoli di tutela.
Diffusione
Il lombardo occidentale è parlato nel territorio dell'Insubria, ovvero in provincia di Milano, di Monza, di Lodi, di Pavia, di Como, di Varese, di Lecco, di Verbania, di Novara, nel Canton Ticino e in alcune valli del Canton Grigioni, oltre che in piccole sezioni della provincia di Cremona (non il distretto cremasco) e della provincia di Vercelli (la Valsesia). Sono presenti parecchie varianti locali,l'insubre, infatti, raggruppa le varietà-aree-sezioni chiamate da molti studiosi lombardo alpino (province di Sondrio e di Verbania, Sopraceneri del Canton Ticino, Grigioni), lombardo-prealpino occidentale (province di Como, Varese e Lecco), basso-lombardo occidentale (Pavia e Lodi), macromilanese (province di Milano, Monza e Novara), tenendo però presente che il lombardo alpino è piuttosto una varietà intermedia tra Insubre e Orobico. Lo studioso Clemente Merlo definisce l'Insubre come cisabduano.
Fa notare inoltre Andrea Rognoni in Grammatica dei dialetti della Lombardia:“Una differenza sostanziale tra la Lombardia occidentale e la Lombardia orientale è data anche dal fatto che mentre a oriente non è riuscito ad agire linguisticamente un polo accentratore, a occidente lo sviluppo e la fortuna letteraria di Milano hanno contaminato moltissimo, condizionando dall'esterno sia le parlate appartenenti alla varietà lombardo-prealpina,sia quelle appartenenti alla varietà basso-lombarda, specie all'interno dell'entità idrogeografica posta tra il fiume Ticino e il fiume Adda,chiamata tradizionalmente Insubria, e soprattutto tra i poli urbani di Varese, Como e la bassa milanese. Un'influenza, seppur blanda, del milanese si è fatta sentire, a est dell'Adda, solo nella zona di Treviglio e dell'Isola (Bassa Bergamasca), nonché nel cremasco e nel cremonese più occidentali.”
Le varianti
Le varianti principali del Lombardo Occidentale, secondo la suddivisione tradizionale, sono le seguenti:milanese o meneghino, dialetto bustocco, dialetto legnanese, brianzolo, canzese ,canturino, monzese,comasco,laghée,lecchese,vallassinese,ticinese, ossolano, valtellinese-chiavennasco,valtellinese, chiavennasco,varesino o bosino,lodigiano, novarese, maggiorese, cremonese.
Alla prossima,Giorgio.
Lo Stato-Nazione, che è nato e si è sviluppato in Europa in seguito agli accadimenti storici del XX secolo è in crisi,non riesce più a risolvere i problemi immediati dei Cittadini. A questo punto avvicinare il potere ai Cittadini diventa un processo democratico necessario,.lo stato-nazione tradizionale non vuole,e non lo può più,cedere potere, tanto verso l’alto come verso il basso.Non dobbiamo aspirare ad un’Europa di piccoli stati, ma ad un’Europa dei Popoli,delle Città e dei Territori.Io sogno Territori Autonomi federati nell'Europa sopra citata che paghino quote per ciò ciò che gli corrisponde,anzi qualcosa in più, perché la solidarietà è importante. Però pagarlo agli Stati Uniti d'Europa,di queso tipo d'Europa, non ad uno Stato-nazione.Concludo con una frase nella Lingua parlata,con diverse varianti locali tutte però dello stesso ceppo,nella Lombardia occidentale,frase che dona significato alla vita di tutti:
“Tucc i òmen nàssen liber e tucc istess per dignitaa e diritt. Gh'hann giudizi e coscienza e gh'hann de tratass comè fradej.”
“Tutti gli uomini nascono liberi,con la stessa dignità e gli stessi diritti.Sono forniti di cervello e coscienza e hanno l'obbligo di trattarsi come fratelli.”
Alla prossima Giorgio.
Abbiamo parlato spesso in queste pagine di Municipi,Comunità Locali,Province Autonome e delle Aree Omogenee Territoriali.Ragionando a campo aperto su quese ultime,sono decisamente “terre da esplorare”,le abbiamo identificate come territori che hanno degli elementi culturali, economici e sociali che li uniscono.Allargando quindi il campo oltre il limite provinciale possiamo identificare in questa tipologia anche delle aree regionali,che non siano però quelle che lo Stato Italiano ci ha donato,ma Territori che si riferiscano a quanto illustrato poche righe fa.Esempio,nella Regione Lombardia un Comasco ed un Mantovano poco hanno a che spartire;il Comasco trova certo più similitudini in un Varesotto o in un Novarese o Biellese o travalicando in un Ticinese.Da qui parte una prima illustrazione de LA REGIONE INSUBRIA.
Alcune specifiche tratte da Wikipedia
L'Insubria è una regione storico-geografica, corrispondente all'antico territorio in passato abitato dagli Insubri, popolazione celtica che ha abitato la regione compresa fra il Po e i laghi prealpini a partire dal IV, cui Polibio attribuisce la fondazione di Milano intorno al 590 a.C. In seconda battuta il nome può essere riferito al territorio del Ducato di Milano (1395-1810).Per secoli indicò quindi una zona compresa più o meno tra l'Adda e il Sesia, e fra il San Gottardo e il Po, ovvero fu sinonimo della regione milanese e dei contadi su di essa gravitanti.
Il territorio della Regio Insubrica
In epoca contemporanea il termine è spesso percepito in modo più ristretto a indicare il territorio della comunità di lavoro transfrontaliera Regio Insubrica, istituita nel 1995 tra le province di Varese, Como, Verbano Cusio Ossola e il Canton Ticino, ovvero la regione dei laghi a cavallo fra la Svizzera e l'Italia dove si parla la lingua italiana e il dialetto insubre. Recentemente la Regio si è allargata ai territori delle province di Novara e di LeccoSi tratta di una "Euroregione" (conforme all'Accordo di Madrid del Consiglio d'Europa) che promuove la cooperazione transfrontaliera nella regione italo-svizzera dei tre laghi prealpini (Lago di Como, Lago di Lugano, Lago Maggiore).
Linguistica
Da un punto di vista etno-linguistico l'Insubria comprende anche la Provincia di Novara, la Provincia di Lecco, la Provincia di Milano, la Provincia di Lodi, ovvero quelle aree in cui è parlato il dialetto lombardo occidentale o Insubre, aree del resto corrispondenti al territorio del Ducato di Milano, così come fu fino alla sua caduta e passaggio all'Austria col trattato di Baden nel 1714 o meglio al trattato di Campoformio che segna la fine della prima dominazione austriaca. (1797).
Usi moderni e contemporanei
La parola Insubria è stata lungo considerata un sinonimo per Lombardia, soprattutto in epoca ducale, ovvero durante l'alto medioevo e il rinascimento.Dal XIV al XVII secolo, presso i letterati della corte ducale milanese, i termini Insubres e Insubria furono utilizzati per conferire la coscienza di una unità e identità nazionale superiore alle ancor vive autonomie comunali.Insubria definì così il cuore dell'allora vasto Ducato di Milano, come testimoniato negli scritti di Benzo d'Alessandria, Giovanni Simonetta, Bernardino Corio e Andrea Alciato. Ancora nel Settecento Gabriele Verri ribadì il concetto con l'espressione, posta in testa alle sue opere: "Insubres sumus, non latini".Nel 1797, a seguito dell'occupazione del Ducato di Milano, Napoleone fa battere dalla zecca di Milano una medaglia celebrativa con la dicitura "All'Insubria Libera" e un'allegoria della Repubblica francese, raffigurata come donna elmata, assistita, alla sua destra, dalla Pace che pone il berretto frigio sul capo dell'Insubria: questa è condotta da un genietto e ai suoi piedi ha una cornucopia.Negli anni trenta viene promossa una rivista chiamata "Insubria", che si occupa di promuovere il turismo e la cultura dei laghi prealpini.Il termine cade in un periodo di oblio fino agli anni novanta, quando l'Insubria tornato in auge in corrispondenza di una serie di iniziative, prima fra le quali la fondazione (1995) della succitata comunità di lavoro transfrontaliera, la "Regio Insubrica", con lo scopo di valorizzare degli elementi culturali, economici e sociali che uniscono la Svizzera Italiana e le province di confine.Il quotidiano La Prealpina, seguito poi da altri, inserisce una pagina quotidiana intestata all'Insubria, riportando notizie di cronaca politica locale.Nel (1996) si registra lacostituzione dell'Associazione Culturale Terra Insubre, con sede a Varese, che ha nel suo programma la diffusione e la promozione della storia e dell'ambiente del territorio insubre a un vasto pubblico. Attualmente (2006) conta circa 1500 soci, due sedi distaccate (Milano e Marcallo con Casone) e una omonima rivista trimestrale.Degli stessi anni (14 luglio 1998) l'istituzione dell'Università dell'Insubria, ovvero del polo universitario di Varese e Como.
Insubrismo
Negli ultimi anni alcuni esponenti politici stanno cominciando a discutere circa la possibilità di costituzione istituzionale dell'Insubria e/o dell'acquisizione dell'autonomia politica. Tuttavia non esiste oggi nessun partito politico che si batta per raggiungere questo obiettivo, ma solo dei movimenti culturali e d'opinione.All'inizio del 2002 si costituì in Canton Ticino, e poi nei Grigioni, il "Movimento degli Indipendenti Insubrici" guidato dal medico di Gravesano Werner Nussbaumer.Gli "Indipendenti Insubrici" ebbero Nussbaumer come proprio rappresentante al Gran Consiglio del Canton Ticino dal gennaio 2003 fino alle elezioni del 2003, sebbene egli sia stato inizialmente eletto nel 1999 fra le file dei Verdi. Il Presidente del movimento nei Grigioni insubri fu Giancarlo Gruber.Dal 2005 è invece attivo il gruppo d'opinione Domà Nunch, promotore della rivista on-line "El Dragh Bloeu". Il movimento è stato presentato ufficialmente il 6 febbraio 2006 a Milano in Piazza Insubria. Non ha rappresentanti istituzionali, ma si dedica principalmente a iniziative sul territorio, fra le quali la Giornata dell'Ambiente, che durante il mese di luglio 2006 si è tenuta a Briosco per celebrare la commemorazione della tragedia dell'ICMESA di Seveso, il Forum sulle emergenze ambientali in Insubria, tenutosi nel marzo 2007 a Uboldo e il Forum per la lengua milanesa, che nell'aprile 2007 a Nerviano ha coinvolto le maggiori associazioni linguistiche della regione.Domà Nunch si ispira ai principi dell'econazionalismo, ossia una sintesi fra ecologismo e richieste di tutela dell'identità culturale insubre, e promuove il progetto di una Confederazione Insubre, su modello statuale svizzero.
Continueremo presto il discorso,un saluto a tutti Giorgio
Ricolleghiamoci ad un concetto già espresso più volte,l'autonomia territoriale.Sia io,nelle mie idee personali,che il Partito di Azione Civica crediamo in questo concetto;ma su questo blog ritenete tutto ciò che leggete mie idee personali,a scanso di equivoci.Nelle mie idee di una nuova ripartizione istituzionale sogno Municipalità Federativa e Aree Territoriali Omogenee sostenute da un Autonomia Fiscale Locale,tutto ciò per essere attuato ha bisogno di una riforma delle ripartizioni istituzionali che,per essere attuata,deve attendere che forze nuove,come il P.A.C.,calchino da protagoniste il palcoscenico politico italiano.Ma qualcosa si può attuare già con l'attuale formula,garantita dalla Costituzione Italiana;l'art. 5 della nostra Costituzione infatti recita esattamente così:
La Repubblica, una e indivisibile, riconosce e promuove le autonomie locali; attua nei servizi che dipendono dallo Stato il più ampio decentramento amministrativo; adegua i principi ed i metodi della sua legislazione alle esigenze dell'autonomia e del decentramento.
Allora mi chiedo perchè non trasformare ciò che ora è un privilegio in quello che dovrebbe essere in realtà:un DIRITTO NATURALE.Le Province dovrebbero però trasformarsi in qualcosa di utile,oggi deliberando solo su argomenti minimi e collaterali diventano solo il parcheggio di politici che non hanno trovato spazio in altre istituzioni;questo rende le province in una sorta di “Camera di Trombati”,una spesa inutile!
Le Province Autonome quindi per avere un senso dovrebbero poter legiferare e gestire su tutto quanto concerne la pubblica amministrazione.Addirittura auspicherei una Camera delle Province che con i suoi circa 100 rappresentanti (uno per provincia) vada a sostituire la Camera dei Deputati,in modo che anche politiche internazionali o militari o di economia nazionale possano essere trattate da rappresentanti locali (necessiterebbe la nascita in loco),in modo che siano rappresentati tutti i territori italiani.Qualcuno potrebbe obbiettare che l'Auonomia Fiscale Territoriale potrebbe penalizzare i territori più “poveri”,questa lacuna potrebbe essere colmata da un fondo comune costituito da una percentuale delle entrate che i territori più “ricchi”metterebbero a disposizione,fatto salvo però che gli investimenti affrontati con questo fondo vengano gestiti,a scanso di appropiazioni indebite dei soliti noti, da chi li mette a disposizione.
Quindi Province Autonome Fiscalmente e Amministrativamente,con al loro interno Municipi che le formano attraverso una Rete Federativa Locale gestiti tramite una Democrazia Diretta e Partecipata,potrebbero essere una valida proposta riformatrice sfruttando ciò che la Costituzione già ci mette a disposizione.
L'Autonomia Locale (fiscale e non) deve portare ad un risultato,ed in questo anche il Partito di Azione Civica concorda,OGNUNO CAMMINI SOSTENUTO DALLE PROPRIE GAMBE!
Un saluto a tutti,Giorgio.
Uso partecipato del territorio.
Quei municipi che federandosi sfruttano come obbiettivo la maturazione della cittadinanza in forma attiva,possono e devono attuare una politica di risanamento e valorizzazione sia ambientale che sociale al territorio.Si può infatti aumentare il benessere generale abbattendo quel muro che distanzia l'uso privato da quello pubblico del territorio e del governo dei beni patrimoniali.L'abbattimento di questo muro porta all'uso,chiamiamolo,comune di fattori e beni che oggi stanno prendendo (in molti casi) la via della privatizzazione,che li sottrarrebbe all'uso ed alla gestione comune;oltre ad acqua,energia,sanità, anche i beni demaniali e il territorio semiabbandonato in zone “oscure” blindate da centri residenziali,commerciali ed industriali:praticamente il territorio.
Il territorio,cioè quel bene comune che rappresenta la storia e la cultura di una comunità locale,quel bene che va tutelato,salvaguardato,risviluppato affinchè non si cancelli la storia.La Partecipazione Popolare nella gestione delle fonti energetiche ed idrauliche,nelle scelte sanitarie e nelle riqualificazioni territoriali,oltre ad evitare il solito Spreco Partitocratico porterebbero ad un indirizzo indicato da chi il territorio lo vive e lo respira,evitando così opere inutili e creando,per inverso,ciò che il cittadino sente come necessario ed utile.Nella costruzione urbanistica la scelta comune,di proprietari ed istituzioni,della riqualifica delle strutture storiche eviterebbe la costruzione di nuovi insediamenti costruttivi che,il più delle volte,stonano con l'ambiente,sia sul piano visivo che nel “ricordo storico” che l'abitante ha della zona;lo stesso risultato potrebbe essere raggiunto anche nella costruzione di nuove vie di comunicazione sfruttando una sinergia tra i municipi in causa e gli insediamenti privati,evitando cosi la non costruzione di strade utili a smaltire traffico ed ad abbattere l'inquinamento.
Alla prossima,Giorgio.